Tra le palpebre dell’Universo

Testi critici

Antonella Iozzo

Testo critico di presentazione in www.bluarte.it – © produzione riservata

07/02/2011

Possibili transiti nell’impossibile mutante rivelato da Vito Giarrizzo. Un mondo in codice dove il soffio del tempo spira sull’anima, mentre sulla soglia dell’invisibile alchimia di emozioni e sentimenti congelano l’attimo e ne dipingono l’evoluzione. Percorsi che conducono sull’orlo di una notte vivida di bellezza, verità, esperienze di senso. Inconfondibile densa espressione in grado di portarci per mano nell’universo dell’artista mostrandocene le linee direttrici di fondo, assolutamente rigorose e venate da un’aurea di sottile ricordo.
Frammentazione di destini e costruzioni di grandi planimetrie logiche compongono la plastica solidità delle sue opere. Grandi tessuti reticolari, labirintici, dove ogni oggetto o soggetto vive di e per tutti gli altri, dove il suo sguardo retrospettivo si compenetra con quella visione delle cose che ormai va avanzando nella coscienza temporale. Mondi nascosti nell’archeologia del futuro germogliano presagi primordiali evocanti energia, spasmi e contrazioni sfumate da Giarrizzo con grande intensità espressiva tra cosmo e terra.
Cielo, immensità e infinito interagiscono, quindi, con la tensione esistenziale e nello spazio del dipinto inizia un viaggio simbolico e arcaico: l’universo freme. Eterne istanze proiettano la loro ombra sul momento in divenire, mentre sorgono interrogativi sulle vette della ragione. Ardui enigmi aggrovigliano il pensiero che avvolge ogni cosa in un’atmosfera metafisica, surreale, estraniante, mentre tutte le possibili confluenze e i riferimenti ipotetici si fissano nella pittura. Sono situazioni da analizzare sempre più in profondità, procedendo dall’apparenza fino a giungere alla compatta essenza interiore, realtà ultima portata alla luce da un’inesauribile riserva
d’immagini nascoste nel subconscio dell’artista. Apparenze coscienti, nuvole di magma pulsionale, rappresentazioni dietro le quali si cela l’intuizione iniziale, cioè l’invisibile ed il sensibile, spirali che ci conducono verso l’interno del dipinto, cuore delle impressioni percettibili, dalla coscienza assoluta, dall’infinito, della realtà-altra sospesa nella leggerezza evanescente di un’evocazione sensoriale assopitasi nella forma. Verità suscitata dall’Arte, splendida fiamma capace di sedurre e soggiacere nella libido della coscienza, anima risucchiata dal dolore, dalla solitudine, dall’io perso fra il mistero dell’Essere.
Nuove creazioni, quelle di Giarrizzo, in cui la vita resta come intrappolata e il mondo consolidato.
Luoghi dove trova spazio il sublime metafisico di un universo che è pura apparenza o estatica insensatezza? Domande equidistanti dall’impetuosa forza infinita che lo anima e dall’inebriante sensazione di potenza dentro al quale sprofonda. Immagini capaci di emergere dall’ispirazione come costellazioni di emozioni soggettive aggrappate al riflesso dell’oggettivo.
L’opera di Giarrizzo non appare tradizionalmente saldata dentro un armonioso e trasparente perimetro narrativo, non è incentrata sulla pura descrizione, ma è vertigine, presentimento, mutamento, è incertezza, dubbio, onirica visione e metafisica evasione, tutto racchiuso dentro forme di assoluta brevità, quasi spazi in orbita, quasi folgorazioni istantanee capaci di sfiorare le soglie del silenzio, quasi eclissi di luna, splendido astro che rinasce sulla crosta dell’ispirazione. Ed è come se rimandando a una dimensione di altissima tensione morale, l’anima nascosta della pittura iniziasse l’esplorazione dell’istinto, gioco sottile, pericoloso, imprevedibile che innalza castelli in aria e sfugge con fremito alle trappole del fato.
Lo stato d’animo dell’artista sembra frangersi nei diversi oggetti, appare contraddittorio, ma al tempo stesso sublimato, i sensi ne avvertono la sottile cadenza e, attraverso la forza della tessitura cromatica, toccano l’estremo del possibile, mentre la malinconia appare come bandita dall’immagine.
Pensieri sparsi su deserti infiniti, come trasfigurazioni oniriche di paesaggi interiori, rivelano vastità prospettiche entro cui risiedono elementi iconici, ai margini, invece, la memoria e il ricordo, o meglio, ciò che l’occhio vede e ciò che la mente rammenta, stabiliscono corrispondenze tra il passato e le nuove albe che irradiano il percorso verso la ricerca di valori e verità interiori. Tensione vitale e statica presenza, bellezza struggente e dolcezza drammatica, dualità delle pulsioni umane che regnano in un’atmosfera di pura poesia come l’essenza totale dell’opera di Giarrizzo. La sua sembra essere un’indagine diretta verso l’inconscio, verso i luoghi più oscuri dell’interiorità, un’indagine finalizzata a trovare una nuova e profonda ragion d’essere. Ricerca che approda nel primordiale come nell’istante infinitamente presente della nostra società. Evocazioni dell’ispirazione, sospensioni oniriche, riflessi, desideri e speranze fuggite dall’olocausto della mente, in una notte di agire istintivo e irrazionale, cullano il mondo nella sua inconscia nostalgia arcaica, un mondo la cui storia e la cui dimora non sono di nessun tempo, solo vibrazione sonora che implode nel vuoto dell’universo.
Il sentire estetico di Giarrizzo ne traccia il movimento e sotto la superficie pittorica, s’intravedono nuovi percorsi emozionali e nuove modalità espressive, sono caratteri strutturali dell’immaginario che improvvisamente pulsano d’esistenziale. Risveglio ai confini del mondo, anima che tende a recuperare il valore del momento, frammento, cellula in grado di fendere l’irrimediabile malinconia del disincanto e rendere nudo l’inesprimibile, verità racchiusa nel suo intrinseco mistero. Sconvolgimento sospeso tra la luce di un’allusiva eternità e la sua finitezza, che continua a spingere l’artista alla continua creazione di nuovi sensi, di nuove e più alte mete. Più in là, verso la labile luce del crepuscolo, la lucida coscienza di una plurisecolare evoluzione, inizia inesorabilmente a sgretolarsi, gli equilibri divengono instabili, vacillano in un coagulo di fermenti che portano in sé tutti i sussulti e le vertigini dell’umana realtà; cellula germinale dalla quale l’artista trae nuova linfa, nuova creatività. Saturazione cromatica, ritmo serrato, singolare impostazione spaziale e la presenza straniante del senso dell’essere in fuga dalla coscienza, e l’Uomo? L’Uomo tira le fila dell’illusione, intingendo la ragione in visioni spiritualmente eterei e moralmente edificanti, ma anche languidamente romantici con chiari di luna e tramonti scesi oltre i limiti permessi all’umano sentire, poi l’essenza, l’ideale. Quando la ragione non può comprendere la forza della visione, il corpo cede e il grande teatro del mondo parla all’anima al cospetto del delirio delle coscienze. E’ un oceano che attraversa tutti i significati, le certezze, i dubbi per giungere fin dentro l’ispirazione di Vito Giarrizzo come l’onda di una tempesta perfetta che solleva l’infuocato respiro primordiale e avvolge di ebbrezza celeste l’Esistenza.

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