Un moderno possibile

Testi critici

Gregorio Scalise

Presentazione della mostra Cuori di carta alla Biblioteca Comunale “Casa di Khaoula” 
- Bologna

2007

Le opere di Vito Giarrizzo appartengono per la maggior parte all’ultimo periodo della sua laboriosa esistenza. Scelte e accostate per piani sequenza dimostrano un’attenzione critico analitica ai movimenti della società e alle sue opinioni, per dir così, stratificate. Svolgere un’idea critica e nello stesso tempo non discostarsi dai canoni artistici richiede, è appena il caso di dirlo, una forma di militanza sobria e impegnata. Vi sono artisti che sottolineano le loro idee di dissidenza con una sorta di verbosità pittorica che se da una parte ne fa apprezzare l’intenzione, dall’altra ci pone di fronte a risultati almeno imbarazzanti.
Vito Giarrizzo ha conseguito la laurea in architettura nel 1970, appena due anni dopo il mitico ’68, ha frequentato numerose esperienze in Medio Oriente, in Africa e in America latina, ha partecipato a importanti imprese di edificazione e queste esperienze senza dubbio sono servite a far decantare certe qualità connesse al fare artistico e che non sempre sono positive: in altre parole gli hanno permesso la distanza e l’uso controllato dei materiali. Difatti quasi tutte le sue opere, esibiscono un rapporto riuscito fra un’idea critica e un’idea artistica. Correnti sotterranee di rilievo s’incrociano in questa pittura e guardando alcuni risultati, viene da pensare a Carrà e nello stesso tempo a certa pittura messicana (forse Rivera). Stranissima storia che in altri contesti andrebbe messa in maggior rilievo, di suggestioni primo novecento che s’imbattono nei murales messicani interpretati da un architetto occidentale quasi come continuazione e risposta. In altri lavori il segno di Giarrizzo può far pensare a Magritte o a una situazione post cubista, animati da un’alchimia della materia quasi informale.
Di notevolmente interessante questa pittura ha che si presenta come interpretazione ancora da compiere sino in fondo del moderno. Quello che in genere si rimprovera, e non sempre a torto, alla pittura contemporanea è una certa monotonia tematica e stilistica, per cui l’uscita dal moderno è realizzata, e va bene, ma non ci si può non chiedere, dove poi sia approdata. Qui, forse per merito dell’uso della distanza e della sobrietà di cui si parlava prima, ci si ferma con studiata decisione proprio sulla soglia, interrogandosi instancabilmente (giustamente e in obbedienza alla sua poetica, Giarrizzo è in attività costante) sulle strade da percorrere, sulle varianti da apportare, sui soggetti che meglio possa avere licenza di espressione. L’inizio del novecento è stato vertiginoso, con i suoi movimenti, i suoi grandi nomi, la carica innovativa e rivoluzionaria, le ricche prospettive offerte agli eventuali eredi, i geniali stravolgimenti della forma e del colore. E questo inizio da un certo punto di vista poteva (ed è accaduto) essere interpretato come fine, fine dell’arte, termine della possibilità di espressione.
Piace qui chiudere ricordando che un poeta francese parlando di Leonardo da Vinci, diceva che se si fosse trovato di fronte ad un abisso si sarebbe messo a pensare a come costruire un ponte. Possibilità attiva e dinamica, dunque, di costruzione, di risoluzione delle situazioni, il tutto senza se e senza ma. “Si licet parva componere magnis“, Giarrizzo deve aver avuto un’intuizione simile e proprio da architetto (“costruttore di ponti”).
La grande arte del novecento ha dato i suoi esiti e ha suggerito se non imposto la rottura non solo con i canoni antichi ma anche con quelli del moderno. Dando anche origine, si sa, a quel movimento che passa col nome di post-moderno. E se invece si provasse a continuare quelle grandi indicazioni senza irredimibili cesure, meglio, semmai, riflettendoci e saggiando dei nuovi passaggi, delle inedite transizioni e, forse, transazioni?
È probabile che Giarrizzo abbia pensato proprio questo o qualcosa di molto simile. Del resto l’uso contenuto delle suggestioni e delle forme non può non portarlo che in questa direzione. 

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